IL SOSPETTO DELL’INTERNO
La scultura di Ciusa, la madre dell’ucciso, ci porta dentro un mondo, quello del codice barbaricino… qualcosa che ormai, apparentemente, sembra lontano, ma in realtà non lo è. Perché quel codice nasce da un bisogno che conosciamo bene, e che abita in noi: rimettere ordine quando qualcosa si spezza. E qui si rivela qualcosa che ci riguarda tutti.
Non accettiamo di essere vulnerabili, e nel tentativo di ristabilire, secondo noi, la giustizia, finiamo per trasformarci in strumenti di violenza. Arriviamo a credere che ricostituendo l’ordine infranto, possiamo ricomporre la vita. Ma, alla fine, la nostra sete di giustizia diventa solo un arma.
Davanti al dolore di quella madre. Sappiamo cosa è successo, e sappiamo anche chi ha sbagliato, eppure non riusciamo a dire: “è tutto chiaro”. Perché qualcosa non torna. Perché qualcosa continua a muoversi dentro e non sappiamo da dove viene.
Possiamo analizzare i fatti e ricostruire le cause, ma a un certo punto ci accorgiamo che continuare a guardare fuori non aggiunge più niente.
Ed è a questo punto che succede qualcosa di strano. Non stiamo sbagliando risposta, forse dobbiamo solo cambiare direzione.
Mi sono resoconto di questo davanti alle confessioni di Sant’Agostino. Lui aveva già visto questo, e lo espone chiaramente nel libro X:
Grande è la forza della memoria… una profondità vasta e infinita… e questo sono io. E tuttavia non riesco a comprendere tutto ciò che sono… Sono diventato per me stesso una grande domanda.
Non è tanto cosa non va nel mondo, ma cosa non torna dentro di me? È qui che l’uomo entra dentro se stesso.
All’inizio sembra una promessa, come se, finalmente, l’incertezza avesse un luogo, e quindi anche una possibilità. Se il problema è dentro, è lì che si può capire e si può ricomporre.
Ma quando inizi a guardare davvero dentro… non trovi quello che pensavi, e allora, qualcosa si rompe di nuovo: ti capita di voler fare una cosa che senti importante e nello stesso momento qualcosa ti tira indietro; desideri qualcuno e subito ti chiudi a lui; prometti e poi tradisci; senti con tutto il cuore di voler fare, desiderare e promettere e pur non volendolo, non riesci a rimane fedele a te stesso.
Questo avviene perché dentro non siamo semplicemente uno, ma tante parti che non stanno ancora insieme: desideri che tirano in direzioni opposte; slanci e resistenze nello stesso punto; bisogno di amare e impulso a dominare. Ma soprattutto, trovi qualcosa che non controlli. E quella frattura che avevi intuito fuori, dentro si fa più profonda. E cosi ciò che è iniziato con una domanda, diventa un sospetto.
Sigmund Freud lo dirà senza attenuanti: l’io non è padrone in casa propria.
Non è una teoria, ma è qualcosa che riconosci. Te ne accorgi quando a volte fai cose che non avevi deciso davvero, che reagisci prima ancora di capire, che qualcosa in te si muove anche quando vorresti fermarlo. È uno spostamento radicale. Significa che dentro di te non abiti uno spazio trasparente, ma un campo di forze che non governi.
E allora la domanda cambia ancora. Non è più: che cosa mi succede?
Ma: chi è che vive dentro di me?