PROLOGO

C’è qualcosa di strano nella vita dell’uomo. Impariamo a parlare, a leggere, a lavorare. Studiamo per anni per diventare medici, ingegneri, artigiani, insegnanti. Alleniamo il corpo nello sport, affiniamo tecniche, coltiviamo passioni e hobby con una serietà sorprendente. Eppure nessuno ci insegna la cosa più difficile: diventare uomini.

Qualcuno potrebbe obiettare che uomini e donne lo siamo già dalla nascita. Ed è vero. Questo va concesso. Ma una cosa è nascere umani, un’altra è diventarlo davvero.

La vita, prima o poi, ci sorprende impreparati. Ci troviamo a vivere senza sapere bene perché. A lavorare senza sapere per chi. A correre senza sapere verso cosa. Le giornate si riempiono di impegni. Gli armadi si riempiono di cose. Le città diventano sempre più affollate. Eppure, dentro, rimane spesso un vuoto difficile da nominare.

Non credo che il problema sia la mancanza di informazioni. Viviamo nell’epoca in cui tutto è accessibile: conoscenze, strumenti, opportunità. Certo, per alcuni la strada per arrivarci è più faticosa che per altri. Ma, in un modo o nell’altro, il mondo sembra offrirci continuamente mezzi per vivere meglio e tuttavia qualcosa continua a sfuggirci.

Forse ciò che ci manca davvero è un autentico apprendistato umano. Un luogo dove imparare a vivere non attraverso teorie o formule, ma attraversando l’esperienza stessa della vita: lo spazio, il tempo, le relazioni che ci vengono affidate ogni giorno.

Questo libro nasce da qui. Non è un saggio. Non è un manuale. Non è nemmeno una raccolta di racconti nel senso tradizionale. È un laboratorio narrativo. Un laboratorio antropologico costruito attraverso storie. Un luogo dove possiamo osservare la vita così com’è: nei bar, nelle strade, negli ospedali, nelle case, nelle piazze, nelle periferie delle città e in quelle dell’anima.

Ogni racconto è un frammento di questo tirocinio. E sì, in qualche modo è anche il mio tirocinio. Non nel senso di una autobiografia, le storie sono inventate, ma perché dentro quei personaggi si muovono domande, desideri, imbarazzi, silenzi e intuizioni che appartengono anche a me. Scrivere queste storie non significa offrire soluzioni. Significa piuttosto provare a guardare più attentamente ciò che spesso attraversiamo distrattamente. Perché dentro le pieghe più ordinarie dell’esistenza si nasconde una domanda antica quanto l’uomo: che cosa significa essere davvero umani?

Forse la risposta non si trova nei grandi sistemi o nelle teorie più elaborate. Forse si rivela nei momenti in cui la vita rallenta, qualcosa si incrina, e siamo costretti a guardare più a fondo. È lì che comincia il vero tirocinio.

“L’umano non è un dato già compiuto,

ma una forma che prende corpo nell’esperienza.”


I RACCONTI