La condivisione non si costruisce, si riconosce

Uno sguardo sulla moltiplicazione dei pani

Il testo che stiamo prendo in considerazione è la moltiplicazione dei pani secondo il Vangelo di Marco 6,34-44. È un testo che in modo inequivocabile ci parla di condivisione.

Noi siamo abituati a pensare la condivisione come qualcosa da fare, come un obiettivo da raggiungere. Un risultato che dipende dallo sforzo, dall’organizzazione, dal mettere in atto le giuste strategie.

Il Vangelo non ragiona così. Quella che abbiamo di fronte non è una catechesi morale. Non dice: dovete impegnarvi di più.

È una rivelazione, perchè ci mostra come siamo fatti, qui e ora, davanti a Dio.

Noi pensiamo la condivisione come qualcosa Che non abbiamo e che in qualche modo dobbiamo metterla in atto per vivere lo stile cristiano.

Ma il Vangelo dice una cosa più scomoda:

la condivisione c’è già e la viviamo ogni giorno senza accorgercene nel lavoro, nelle relazioni, nelle famiglie, nei gesti piccoli e nascosti.

Il problema non è crearla, ma riconoscerla. Per questo il Vangelo non comanda: rivela.

Nel racconto della moltiplicazione dei pani, si descrive la realtà di un’umanità che vive senza questa consapevolezza: una folla stanca, un luogo deserto, un’ora tarda, risorse insufficienti.

Gesù non prova semplice pena, il Vangelo ci dice di più: ebbe compassione.

Un’emozione così profonda da muovergli le viscere.

Ma ciò che Gesù vede non è prima di tutto la fame dello stomaco.

Lui vede una fame più profonda: fame di senso, di orientamento, di fiducia.

Se osserviamo bene ciò che si sottolinea non è la ribellione della folla o la sua condizione di peccato. È una folla disorientata: sono come pecore senza pastore.

E qui il Vangelo è netto: la miseria più grande per l’uomo  non è la povertà materiale, ma la perdita di una voce che lo orienta.

I discepoli Sono impeccabili nell’analizzare la situazione: è tardi, il luogo è deserto, le risorse non bastano. È la conclusione che è troppo ovvia: ognuno si arrangi.

Gesù, invece risponde con una frase che non sta in piedi, secondo i nostri criteri:

Voi stessi date loro da mangiare.

È una parola impossibile e proprio per questo evangelica.

Gesù non chiede ciò che manca, ma chiede ciò che c’è, anche se appare ridicolo: cinque pani e due pesci.

Il miracolo che avviene non nasce da questa abbondanza che improvvisamente si mostra agli occhi increduli di tutti, se lasciamo che il vangelo rovesci il nostro sguardo possiamo notare che il miracolo avviene quando si realizza un passaggio di mano: dalla paura al dono e dal controllo alla fiducia.

La condivisione, nel Vangelo, non è qualcosa da costruire, ma un presupposto da riconoscere. C’è già, va solo lasciata emergere.

Di fronte alla fame, alle guerre, alle ingiustizie, alla violenza sugli innocenti, noi ne chiediamo conto a Dio e avvolte ne  pretendiamo un intervento chiaro e deciso. Ma la fame nasce, e questa non è un opinione è un evidenza,  da un uso distorto dell’abbondanza.

Quindi non è che Dio non moltiplica più il pane o non ha creato le risorse sufficienti,  è che l’uomo ha smesso di spezzarlo e farlo passare di mano in mano.

Attraverso la parola del Vangelo Dio ci chiede di diventare adulti. Non efficienti, ma figli che si fidano.

Il vero miracolo, allora, non è il pane che aumenta, ma la paura che diminuisce. E quando la paura crolla, il pane comincia a circolare.